Per tutta la lettura
1 ottobre 2010
Per tutta la lettura di Acciaio ho fatto fatica a credere che l’abbia scritto una giovane dottoressa in filosofia, biellese di Biella, invece che un omaccione barbuto, romano de Roma, cassaintegrato in una s.p.a. e un medio passato nel cinema porno. Già, perchè in Acciaio il fulgido ritratto sulla periferia operaia italiana passa davvero attraverso gli operai, i cervelli degli operai, il sudore degli operai, il testosterone (ovvero le mutande degli operai), il sangue degli operai, il disincanto ruvido e sporco di un uomo a suo agio fra uomini. La poesia è sensuale, ossessiva, urgente, in trasparenza come impronte di polpastrelli sulle maniglie in acciaio. Bello.
La frase che ho riletto più volte è a pagina 216: “la notte era ampia e pulita fra i rami aperti come lunghe dita e il crollo improvviso, innocuo di una pigna”.
Disponibile anche in pratici versi:
la notte era ampia e pulita
fra i rami aperti
come lunghe dita
e il crollo improvviso
innocuo
di una pigna.
Una centrifuga…

13 ottobre 2010 at 11:04 am
Mi hai convinto.
18 ottobre 2010 at 4:17 pm
Wow.