7 ottobre 2009
L’altro ieri ho partecipato a una gita parrocchiale; età media del gruppo: 70 anni. Dall’alto dei monti Lattari un fiume di chiome argentate e cuoi non più capelluti scorreva al ralenti fino all’abbazia della Santissima Trinità. Io ero obiettivamente l’ultimo della lista, in ordine di salute, a concorrere per il miracolo del pellegrino. In testa erano la talpa e la protesizzata. La talpa era un omino roseo, tarchiato, senza collo, sempre sorridente, mai parlante, disgraziatamente cieco. Sua moglie era un prolungamento posteriore, una specie di locomotiva di spinta. Agendo pressioni shiatsu sulla curva cifotica del talpide, essa poteva muoverlo in tutte le direzioni, poi, giunti a destinazione snocciolava il commento, sempre uguale: il luogo era bellissimo, luminosissimo, coloratissimo. La talpa doveva essere d’accordo: sorrideva muto e sembrava in paradiso. La protesizzata, anche lei sorrideva sempre, tutti sorridevano sempre. Misuravo la gioia sulle bocche senili contando i gancetti che fissavano le dentiere sotto le gengive: quanti più ne scoprivano le labbra, tanto più grande era il giubilo. Dicevo, la protesizzata sfoggiando il suo Algasiv ultima generazione, ci fa tiè da una macchina in corsa, di chissà quale turista opportuno, mentre noi seguiamo dietro, arrancando, bestemmiando la salita che ci separa dalla meta. Tali infrazioni avrebbero precluso a tutti il miracolo, – abili, diversamente abili e abilmente diversi – miracolo che andrà a sommarsi ai gloriosi montepremi del prossimo giro della speranza.
Tre accadimenti rilevanti delle ultime tre settimane.
Ho visto un UFO. Mi spiego. Non ho identificato un oggetto volante, o meglio, ho identificato un oggetto volante non identificato. Dunque, mentre provavo a dare un’identità alla pallina pencolante nel cielo di piazza Santa Maria Liberatrice in Roma, mi sfiora un grosso ramo di albero, cadendomi alle spalle. Gli astanti mi guardano attoniti, allora grido all’UFO, glielo indico, ma quello è già sparito e tutti tornano a fare quel cazzo che stavano facendo prima, e cioè contemplare deretani pelosi, impetrando l’apparizione della merda canina. Insomma, era un UFO. Del resto è tipico degli UFO lanciare rami di albero addosso agli umani e svignarsela prima che questi chiamino la polizia.
Ho passato l’esame di greco. Per il professore i miei sforzi sanguinolenti valgono ventotto. “Ventotto, signorino”. Ad ogni buon conto, dimostrare quanto si vale vuol dire, quasi sempre, saltare senza sapere quanto è alto il soffitto sopra la testa.
Ho visto il film Basta che funzioni, un saggio completo e compiuto sull’astrusa relazione fra essere e caso. Se avessi più di settant’anni, abitassi a New York, mi chiamassi Allen Stewart e il mondo mi conoscesse come Woody Allen, avrei fatto lo stesso film.
Previsioni per il futuro: prenderò il primo treno per Roma, aiuterò una fanciulla a caricare le valige, le piacerò, la sposerò, vivremo a Rejkiavìk con cinque figli, di cui un nobel per la fisica.

15 novembre 2009 at 7:36 pm
Mi compiaccio dei tre accadimenti. Basta che funzioni è un film da vedere? Io tra quello e bastardi senza gloria ho scelto il secondo e non dico di essermi pentito ma non è stato un film FANTASTICO.
p.s. se la fanciulla ha una sorella, non è che me la presenteresti? Grazie.
Dex